Riproduzione

Questo argomento è il preferito dalla maggior parte degli allevatori, me compreso: la riproduzione è il momento in cui si raccolgono i frutti del lavoro, si hanno tante soddisfazioni e si hanno moltissimi nuovi uccellini a costo zero.

Generalmente il periodo migliore per la riproduzione è quello primaverile, ma varia in base alla specie allevata, al luogo d’allevamento, alle idee dell’allevatore stesso.

Tra le specie che allevo io un discorso particolare va fatto per i diamanti di Gould che, essendo animali australiani, secondo la dottrina ornitologica andrebbero riprodotti durante il nostro autunno-inverno, che corrisponde alla loro primavera-estate. Io invece ritengo che si possano abituare al nostro ciclo solare così come hanno fatto tutte le altre specie allevate in cattività, come ad esempio i diamanti mandarini, sempre originari dell’Australia. Logico che il discorso fatto sulla stagione riproduttiva vale solo per chi ha scelto di allevare all’esterno: se la gabbia è all’interno si può, con riscaldamento e programmatore delle luci, trasformare, ad esempio, il nostro inverno in una finta primavera, e quindi il discorso non regge più.

In genere nel mio allevamento la riproduzione va da marzo fino a fine giugno (ad eccezione dei Gould a cui tolgo i nidi a ottobre o al raggiungimento della terza covata), perché secondo me sono i mesi migliori per gli uccelli, che godono di temperature miti, di ore di luce crescenti e di una condizione generale di risveglio della natura. Inoltre è comodo anche per me che negli altri periodi dell’anno mi dedico al mantenimento delle coppie e allo svezzamento dei novelli.

La riproduzione può avvenire in purezza, con le balie o con l’incubatrice. Nel primo caso i soggetti della specie che depongono, covano le uova e alimentano i piccoli fino a completo svezzamento, nel secondo le balie (per i Gould ad esempio sono i passeri del Giappone o i diamanti mandarini) sostituiscono totalmente o parzialmente i genitori naturali e, nell’ultimo caso le uova vengono messe nell’incubatrice per far nascere i piccoli (questo metodo viene usato quasi esclusivamente con uccelli la cui prole è indipendente dalla nascita, come ad esempio quaglie, galline, anatre, etc.).Rimando l’approfondimento di questi discorsi alle singole schede degli uccelli da me allevati.

Prima di iniziare con la riproduzione bisogna: 

  • scegliere i riproduttori
  • preparare i nidi e le gabbie da cova
  • iniziare a fornire un’alimentazione pre-cova.

La scelta dei riproduttori va fatta tenendo conto dei seguenti suggerimenti: 

  • è sconsigliato accoppiare uccelli consanguinei ed è da evitare categoricamente l’accoppiamento tra fratelli
  • bisogna assicurarsi che i soggetti scelti siano abbastanza maturi per essere riprodotti: il rischio è di avere covate infeconde se è troppo giovane il maschio, o ritenzione dell’uovo (con conseguenze spesso mortali) se lo è la femmina. La maturità sessuale varia a seconda della specie allevata.
  • gli uccelli da riprodurre devono essere in perfette condizioni fisiche e non devono essere in muta

La scelta dei nidi adatti ad ogni singola specie, va fatta considerando le loro preferenze e la funzionalità dei nidi stessi, infatti non solo devono essere graditi dagli uccelli ma devono essere anche comodi, per l’allevatore, da ispezionare.

Per quanto riguarda l’alimentazione pre-cova, molti allevatori preparano gli uccelli facendo loro seguire una dieta particolare, solitamente somministrando vitamina E. Personalmente ritengo che un'alimentazione varia e completa fornita tutto l'anno sia più che sufficiente. Per una più dettagliata descrizione della questione vi consiglio di leggere la pagina riguardante l’alimentazione.

Effettuate queste operazioni preliminari, si devono mettere nella stessa gabbia i soggetti che si vogliono far riprodurre, sempre se non lo sono già.

A questo punto dobbiamo lasciar loro una settimana, dieci giorni per socializzare e ambientarsi e dopo questo lasso di tempo inseriamo il nido.

Nel giro di una ventina di giorni al massimo dovremmo vedere i primi ovetti nei nidi. Se ciò non accade non abbiate fretta di spostare, cambiare, disfare ma abbiate pazienza. Per un allevatore questa è una dote fondamentale. Se dopo vari tentativi gli uccelli non ne vogliono sapere di metter su famiglia si dovrà trovare una soluzione diversa.

Io, quando la coppia depone, inizio a fornirle giornalmente il pastoncino per abituarla a cibarsene in vista dello svezzamento; esso infatti è fondamentale per la crescita dei piccoli, soprattutto nei primi giorni di vita.

Verso la metà del periodo di cova (variabile per ogni singola specie), effettuo la speratura delle uova (operazione attraverso la quale si osservano le uova con una pila laser per stabilire se sono fecondate o meno).

Finalmente si arriva al momento più bello per ogni allevatore: la nascita dei pulli. Egli, quando ciò accade, deve solo verificare che tutto proceda per il meglio, perché possono capitare varie cose spiacevoli, ad esempio, a me, è capitato di dover aiutare i piccoli ad uscire dall’uovo perché troppo deboli o a causa di gusci troppo duri. Questa è un’operazione molto delicata, indicata solo se avete una mano esperta. Un altro inconveniente potrebbe essere quello di trovare i neonati beccati (picati) dai genitori, in questo caso le soluzioni potrebbero essere quelle di passare i piccoli alle balie o allevarli a mano. Potreste, inoltre, trovare dei pulli morti o delle uova rotte; se vi trovate in questa situazione toglieteli subito dal nido, in quanto potrebbero portare delle infezioni ai genitori o agli altri piccoli. Infine può succedere che la coppia non alimenti a sufficienza i piccoli, anche in questo caso sarebbe meglio passarli alle balie o allevarli a mano.

Durante questa fase è bene ricordarsi di alimentare bene i genitori, i quali, a loro volta, nutriranno bene i piccoli. Degli ottimi alimenti sono il pastoncino, l’uovo sodo e il pane; sconsigliate invece frutta, verdura ed erbe prative, tutti cibi che potrebbero provocare problemi intestinali ai pulli.

Dopo un periodo variabile da specie a specie, i piccoli escono dal nido e iniziano ad alimentarsi autonomamente.

Nel caso in cui i genitori inizino una nuova deposizione, bisogna stare attenti sia a non togliere dalla gabbia i piccoli precocemente (se non si alimentano da soli rischiano la vita), sia a non permettere ad essi di compromettere la nuova covata.

Si potrebbe pensare che la soluzione migliore sia togliere il nido in modo tale da evitare la nuova covata, ma è una cosa da non fare visto che i pulli ci passano ancora molte ore all’interno per ripararsi dal freddo, soprattutto la notte.

Chiudo questa sezione riguardante la riproduzione riportando la mia esperienza: di norma faccio fare due o tre covate al massimo ai miei soggetti durante l’anno; questo per non stressarli e debilitarli troppo; cerco, solitamente, di far coincidere le covate con i mesi a temperatura mite, evitando quindi, per quanto possibile, l’estate e l’inverno.