Storia

 

A casa mia, da sempre sono stato abituato ad avere animali da cortile, avicoli e conigli.

In particolare, la conduzione del pollaio era prevalentemente di competenza della nonna, io le davo una mano e pian piano imparavo i tanti piccoli segreti dell'allevamento degli avicoli. In pollaio mia nonna teneva sempre una decina di galline, per avere uova fresche durante tutto l'anno e, oltre a quelle, comprava dei polli in primavera, li ingrassava a dovere e a fine estate/inizio autunno li metteva in frigorifero. Al tempo pensavo che gli unici polli esistenti fossero quelli che teneva mia nonna, che altro non erano che ibridi commerciali, i classici polli rossi o bianchi che si comprano negli allevamenti intensivi o nei consorzi e che, almeno nella mia zona, popolano 9 (se non 9,5) pollai su 10. Le comodità di allevare questi polli sono molte, dalla forte resistenza alle malattie (appena nati vengono loro fatti vari vaccini) al rapido accrescimento, dalla notevole quantità di carne prodotta, alla possibilità di comprare pulcini nuovi ogni primavera e tenerli solo sei mesi evitando così eccessivi carichi di lavoro, senza dimenticare che così facendo si può evitare di detenere galli adulti, il cui canto è spesso considerato, per l’ottusa società “moderna”, più disturbativo di camion, fabbriche, traffico, clacson ecc. ecc..

Di certo la qualità, la salubrità e la rusticità sono doti che non sono proprie di questi polli creati in laboratorio per rispondere a precise esigenze commerciali.

 

Se mi posso permettere, è scandalosa l’opera di “prostituzione intellettuale” (citazione di un grande) attuato dalle grandi firme del settore sulla popolazione dalla seconda metà del secolo scorso circa. Miei coetanei  o persone dell’età dei miei genitori credono che i polli rurali o di casa (parole con cui tanta gente si riempie la bocca spesso a sproposito) siano gli ibridi commerciali, ignorano totalmente l’esistenza di razze pure o di polli con caratteristiche che si sono evolute e manifestate dalla notte dei tempi, e la colpa (o il merito dipende dai punti di vista) è della campagna mediatica che è stata fatta per inculcare nelle menti quest’idea. Negli stati totalitari c’era sempre un Ministero della propaganda o un organo similare e chi conosce un po’ la storia sa benissimo l’importanza di tali organi in quei contesti, ma non pensiamo che al giorno d’oggi siano del tutto estinti, hanno semplicemente le sembianze di televisioni o pc.

Del resto è lo stesso discorso di qualsiasi verdura o frutto che si trovi in commercio, grosso, colorato, bellissimo, ma spesso “artificiale”. Io preferisco mangiarmi le ciliegie dall’albero, magari con qualche ammaccatura, con qualche beccata d’uccello, con una forma non perfetta, piuttosto che ciliegie della dimensione di un’albicocca, rosse fuoco, perfette, in serie, ma ognuno giustamente fa le sue scelte.

Chiudo questa parentesi riportando un altro esempio lampante dello sfruttamento della credulità popolare (e dicendo ciò non voglio eleggermi a paladino, ci sono dentro pure io) che riguarda l’allattamento dei nostri piccoli. Dagli anni 80 e fino ai giorni nostri, la stragrande maggioranza delle donne ha nutrito i propri figli con latte artificiale, perché più completo per i bimbi rispetto al latte materno.

Cioè un latte artificiale fatto con chissà che cosa (?????) è più nutriente del latte della propria mamma, frutto di secolo di evoluzione della specie? Meditate gente, meditate, pensate con la vostra testa, non continuate a seguire sempre il capofila con la testa bassa.

 

Tornando ai nostri discorsi, anche per questo ho deciso di allevare nel mio pollaio polli veri, frutto della selezione di migliaia d'anni, razze che riportano i veri valori e attitudini dei polli primordiali, animali nel vero senso della parola, seppur con le dovute cautele dettate dall'inevitabile addomesticamento.

Ma torniamo alla mia storia... purtroppo a casa mia poche volte ho sentito il canto del gallo nel pollaio, in quanto appena i polli maschi riuscivano ad emettere i primi canti (segno della maturità sessuale in arrivo), subito o quasi venivano sacrificati per le esigenze alimentari della famiglia.

Ricordo che raramente qualche gallina si è acchiocciata e ha cominciato a covare, e quelle volte ci siamo messi alla ricerca di uova feconde. Per me una chioccia che covava era una continua e meravigliosa avventura carica di aspetti affascianti: la sua gelosia per le uova, il portamento buffo assunto dalla gallina in questo periodo, il momento in cui giornalmente la liberavamo per fare i bisogni e rifocillarsi, le uova calde nel nido ben modellato col fieno, i pigolii dei pulcini all'interno delle uova in prossimità della schiusa, i primi buchi nel guscio, il pulcino che esce tutto bagnato e dopo qualche ora è asciutto, in piedi e in grado di bere e mangiare. Per chi non ha questa passione, le mie sono solo stupide divagazioni di una mente contorta, chi invece mi può capire, ben venga!

 

Un fatto inaspettato però sconvolse la storia del pollaio: un giorno trovai una gallinella nana ibrida che covava una decina di uova in un posto nascosto proprio davanti a casa mia. Non seppi mai da dove arrivò, e quando nacquero i pulcini li misi in gabbia assieme alla madre, e da lì iniziò la mia avventura con i "checchetti" (nome popolare padovano dato appunto agli ibridi nani). Oltre a essere una razza bella per me (ero abituato a vedere esclusivamente ibridi commerciali) avevano un’eccezionale tendenza alla cova, che mi permetteva di farne nascere tanti e senza tanta fatica, e a tavola erano gustosissimi, anche se ovviamente un “checchetto” intero era la metà della metà di un ibrido commerciale. Per 5-6 anni li ho allevati, senza ricercare nessuno standard, scegliendo i riproduttori esclusivamente in base ai miei gusti estetici, alla salute e alla forma fisica, sfruttando la loro capacità di cova per far nascere anche altri animali, come fagiani (erano troppo delicati per le mie scarse conoscenze e capacità di allora), quaglie (purtroppo le gallinelle in cova mi rompevano tante uova), anatre domestiche (avevano agli occhi miei il difetto di non covarsi le proprie uova), anatre mute e germani reali (le ho fatte nascere poco prima di chiudere il pollaio e non ho avuto la fortuna di vederle crescere), oche (da uova comprate ad una fiera ne nacquero due con le gambe storte che misi in pentola)...

Poi la sopraggiunta vecchiaia di mia nonna, i miei troppi impegni giovanili, l'attacco continuo e snervante di topi o predatori, la tendenza delle gallinelle a volare nei pollai vicini senza tornare a casa, la sparizione dei pochi superstiti ad opera di predatori a due gambe (presumo) hanno reso il pollaio desolato e deserto, per cinque lunghi anni... E qua inizia un'altra storia...