Livornese rustica (LR)

Gallo Livorno varietà collo oro (fonte Agraria.org)
Gallo Livorno varietà collo oro (fonte Agraria.org)
Gallina Livorno varietà collo oro (fonte Agraria.org)
Gallina Livorno varietà collo oro (fonte Agraria.org)

PARTE GENERALE E PROGETTO

 

L’antenato della gallina livornese è sempre stata presente alcune zone d’Italia (sembra che le origini siano da ricercarsi nell’Italia centrale, selezionata usando polli leggeri delle campagne toscane) ed era conosciuto come “italiana” o “pollo italiano”. All’inizio del 1800, il nostro pollo prese il là e venne esportato negli Stati Uniti, partendo dal porto di Livorno, allora usato per le transazioni commerciali col Nuovo Continente; inizialmente partirono solo polli della varietà bianca, ma non passarono molti anni dall’esportazione anche di polli della varietà dorata o “collo oro”. La gallina fu soprannominata dagli americani Leghorn (traduzione di Livorno).

Nella seconda metà del 1800 il pollo Leghorn fu poi esportato in Inghilterra, e da lì venne portato in tutta Europa. In quegli anni si tentò di incrociare la Leghorn con altre razze, per correggere questo o quel “difetto” e molti cercarono di migliorarne ulteriormente la già buona dote di fetatrice, senza ottenere però risultati.

Intorno alla metà del ventesimo secolo si potevano riconoscere dei ceppi ben delineati, partiti tutti dalla stessa matrice: Leghorn americana, Leghorn inglese, Italiener tedesca, Leghorn olandese, Leghorn danese. Solo recentemente sono stati scritti e definiti gli standard della tipologia autoctona denominata, in onore delle sue origini, “Livorno”.

La Livorno è una razza leggera, il peso dei galli si aggira dai 2 ai 2,5 kg, le galline sui 1,7-2 kg. La sua peculiarità è la grande produzione di uova a guscio bianco (può arrivare anche a 300 uova in un anno) unita alla scarsa predisposizione alla cova (caratteristica in antitesi con la produzione di uova e quindi scartata negli anni di selezione). E’ un pollo a tipologia mediterranea, snello, vivace e vigoroso, con portamento elegante e armonioso, con rapido accrescimento.

La Livorno autoctona è snella, alta sui tarsi, presenta il collo eretto e coda con angolo di 45° nel gallo e 30-35° nella gallina. I tarsi sono gialli, gli orecchioni bianchi, la cresta è di media grandezza, a 5 punte, portata eretta nel gallo, piegata nella gallina in deposizione. Razza di innegabile bellezza e maestoso portamento, screditata ai miei occhi dall’eccessiva selezione a fini espositivi che viene fatta su di essa nell’allevamento moderno. Così, pianificando la composizione del mio pollaio, non potevo non considerare questa razza, bellissima e rappresentante perfetta della storia avicola del nostro Paese. La mia perplessità citata però mi ha un po’ bloccato, finchè non ho conosciuto Giacomo Cogo di Trebaseleghe e la storia del suo pollaio.

Vi presento ora un suo scritto che ripercorre la storia dei suoi polli e il suo progetto di selezione; vi anticipo che è un po’ lungo, ma ne vale la pena, credetemi!

LA GALLINA RUSTICA DEL NONNO

 

L'Italia è stata storicamente terra di agricoltura e di piccolo allevamento ma dal tardivo sviluppo economico-industriale, ciononostante o forse proprio per questo l'innovazione e la valorizzazione dei prodotti locali è stata, per gran parte della storia recente della Nazione, un baluardo indispensabile alla sopravvivenza delle comunità che la costituivano ma è anche stata, in lunghi periodi prebellici, il volano di una insospettabile supremazia sugli altri stati europei: dall'Italia provenivano la gran parte delle varietà di piante coltive e di animali da reddito di alta resa e rusticità che si utilizzavano nelle economie di mezzo mondo. Dalla sapiente selezione dei contadini, piccoli proprietari ed allevatori italiani provengono ancor oggi razze e tipi caratterizzati da ottime qualità alimentari, produttività e adattabilità all'ambiente, plasmate della continua ricerca che, persino inconsapevolmente, i nostri predecessori erano spinti a operare nel solco dell'economia agricola di sussistenza e che sarebbero diventati, altrettanto inaspettatamente, perfetti prodotti d'esportazione da adattare alle economie di maggior scala.

 

I polli che si allevavano in Italia agli inizi del secolo scorso erano frutto di questo infaticabile processo selettivo, erano animali necessariamente robusti date le condizioni ostili che gli uomini stessi fronteggiavano nelle campagne, mai grandi o pesanti dato il basso consumo richiesto dalla scarsa capienza dei granai familiari, precoci, autonomi e poco esigenti, perchè allevare non poteva essere un secondo lavoro, ed anche belli per chi li teneva nel proprio cortile.

Isolati quasi totalmente dagli omologhi d'oltralpe e d'oltre oceano i polli italiani potevano addursi ad un'unica tipologia generale, denominata oggi “Tipologia Mediterranea” che si ramificava in un'infinità di varianti, a seconda delle mani che l'allevavano.

Questi tipi genetici, diversi tra loro ma di comune retaggio, si potevano riconoscere in gruppi più ampi nel precorrere i pollai della Penisola, caratteristici del territorio dal quale provenivano: Ancona, Livornese, Valdarnese, Romagnola, Siciliana, Padovana, Pepola, Sarda, Trentina,....erano alcuni dei loro nomi.

Oggi, con l'avvento della necessità di denominazione e di salvaguardia del patrimonio autoctono, inquinato dagli esiti economico-sociali delle due guerre, alcuni di questi tipi sono assurti a razze afferenti a precisi requisiti oggettivi: nascono gli Standard. Così gli allevatori di oggi, non potendo trovare più i frutti di quella civiltà che la rivoluzione industriale e l'ibridazione interculturale avevano cancellato, possono ricercare in questi Standard l'ideale baudelairiano della razza antica che la campagna non ha più.

Le razze italiane (ed estere) oggi riconosciute sono frutto di un'ineccepibile sforzo di conservazione che molti facinorosi mecenati hanno voluto offrire alla collettività. L'estenuante ricerca storico- letteraria ha fornito i resoconti di autori illustri che descrivevano le caratteristiche tipiche degli animali un tempo allevati nelle varie zone d'Italia, che, pur munite talvolta di illustrazioni, hanno richiesto ulteriori impegni interpretativi e una profonda conoscenza della genetica per recuperare in ceppi contemporanei il livello di tipicità, riproducibilità e purezza necessari alla redazione di un riferimento. Il riferimento attuale per ogni tipo genetico riconosciuto è dunque, e resta, interpretazione dell'antico in chiave contemporanea: lo Standard di perfezione della razza. Ma quello che si è fatto in nome dello Standard è stato tutto fatto in nome di questa riappropriazione dei valori di una tradizione trascorsa? Certo, come è accaduto per molti animali domestici, questa razionalizzazione ha consentito straordinari passi avanti nella conservazione congiunta di molte razze antiche, ma è anche opinione di alcuni che l'assolutezza dei riferimenti disposti abbia prodotto anche passi indietro: una paradossale diminuzione della biodiversità. I pollai (come i campi, i maneggi ed i salotti) rischiano forse di diventare oggi molto più simili tra loro di quanto non lo siano stati prima di questa spinta conservativa.

Ieri la volontà dei singoli, oggi l'autorevolezza degli Standard.

 

Io sono Giacomo, nato nell'estate dell'87, ho oggi 25 anni e credo di essere tra i fortunati che hanno conosciuto i polli in tenera età. Quelli però non erano come i polli che più tardi avrei capito essere più diffusi, erano i polli del nonno ed erano il mio stereotipo, il mio “imprinting”. Poi crescendo un po' mi imbattei nei polli d'allevamento, i quasi onnipresenti incroci commerciali da uova o da carne, spesso senza nome o denominati con la sigla con la quale l'azienda li “brevettava”, che si trovavano costantemente ai mercati e che i figli e nipoti dei contadini comperavano per avere qualcosa di “genuino” da mangiare dopo qualche mese di vita bucolica. Quelli erano i “polli” per ogni mio coetaneo. Lo sono in effetti per la gran parte delle persone ed è forse perchè non c'è gran differenza tra un gallo e una gallina, figuriamoci tra galline di razze diverse.

 

Eppure ancor oggi i vecchi che abitano dalle mie parti, pur senza far caso a quel che scorrazza nelle loro aie, sanno riconoscere un animale migliore da uno peggiore, uno maggiormente adatto ad una resa ed uno ad un'altra, chi ha vissuto un po' osservando cosa teneva il confinante e cosa si vendeva nei mercati del bestiame sa distinguere un pollo dall'altro. Non è una questione di razze né tantomeno di colorazioni, di forme, è questione di osservazione secolare: tutti  i saggi sanno che quel tipo di animale va bene a fare le uova e quell'altro a covarle, una razza leggera viene su prima di una pesante, una certa struttura della pelle e del corpo si associa spesso ad una certa qualità delle carni e così via. Ma pur non comprendendo nelle proprie distinzioni tutti i tratti di uniformità tra gli animali, di appartenenza ad una razza cioè, i Vecchi avevano i loro modi diversi di chiamare animali diversi, spesso riunendo sotto uno stesso nome similitudini che niente avevano a che spartire con la reale affinità. Così alcuni degli antichi nomi (Pepola, Cucca, Combattente, Speroniera, Americana, Checca, Livornese, Padovana, Moroseta,....) si sono conservati nei secoli nella generale deformazione dal significato originario. E alcuni di quei nomi oggi sono risorti a capeggiare sulle teste delle nuove vecchie razze avicole italiane. Ma il significato complessivo è mutato.

 

Nei campi e (odiatamente) negli orti dei miei nonni, e della comunità che attorno viveva, scorrazzavano alcuni animali di forma e provenienza simile (i parenti oggi raccontano che furono due i ceppi che i fratelli del nonno portarono dai loro viaggi disperati lungo l'Italia), custoditi gelosamente benchè liberi di attraversare i confini, qualcuno le chiamava “galline da bosco”, “selvatiche”, qualcun altro (più erudito) “livornesi”,  ma non erano niente, erano animali meticci, diversi e variegati come i ciotoli in riva al fiume, erano frutto di accostamenti involontari che rendevano imprevedibilmente varia ogni generazione. Niente a che fare con il nome che si da ad una razza ben pura dunque.

Ma erano tutti armoniosi, agili, indomiti, rustici, guardinghi e autonomi; tanto le galline dei vicini quanto le nostre avevano tutte manto marrone, con sfumature di tonalità, e collo variabilmente chiaro, le zampe erano spesso giallastre, qualche volta verdi così come i becchi, nei galli la cresta era bella eretta e proporzionata, rossissima, così come le fiamme del mantello e gli orecchioni quasi tutti candidi. Ben alti ed energici ma affusolati, precoci e ben impiumati, amavano stazionare nell'erba alta, specialmente con i pulcini, volare sulle cime degli alberi per dormire e sopra i comignoli per cantare, riunirsi tutti al mezzogiorno sotto il trattore a fare il bagno di polvere, cacciare tutti gli animali piccoli, compresi lucertole e topi, deporre spesso e covare nel folto per poi difendere strenuamente i piccoli da qualunque pericolo. Se qualcuno era un po' più debole veniva esiliato dagli altri, così i gruppi si mantenevano sempre saldi su esemplari forti e sani. Quando la domenica ci si consentiva un pasto di carne, noi bambini eravamo i primi a precipitarci all'inseguimento dei polli rinselvatichiti e spesso riuscivamo ad acciuffarne qualcuno ma il verdetto sulla sua sorte toccava sempre al saggio, (il nonno quando c'era o) lo zio più vecchio decideva se era giusto nutrirsi di quell'esemplare o se era più utile da vivo. In questa decisione risiedeva tutta la magia della conservazione: non era questione di bello, colorato, uniforme, bravo, buono e basta, c'era profonda conoscenza di ciascun singolo elemento, rispetto di alcuni precetti fondamentali e lungimiranza.

 

Nella mia irragionevole consapevolezza di bambino osservavo più tardi i polli che il nonno che non ho mai conosciuto mi aveva lasciato, i polli che volavano e che dormivano sulle cime degli alberi, che mangiavano le cavallette, le spighe e i topi, che sparivano per 21 giorni nella riva del fosso e poi tornavano con un seguito di pulcini anche con la neve in terra, quelli erano polli. Gli altri no. Fine.

 

E questa irragionevolezza penso sia il substrato empirico della mia ricerca: io desidero far rivivere in maggior parte possibile il ricordo nostalgico di quegli animali.

 

Ma in effetti tanto c'è di originale nel mio sogno quanto c'è di già stabilito nei miei ideali (per quanto ami dire che “ogni riferimento è puramente casuale”): le caratteristiche alle quali aspiro sono in parte già incarnate in una razza di antica origine ed oggi ben nota, la “Livorno collo oro”. Questa precisa razza rappresenta una razionalizzazione ed interpretazione moderna degli storici ceppi che si potevano incontrare in Italia centrale fino agli inizi del '900 e che, a più riprese, dalla Penisola salparono per colonizzare mercati ben più ampi (America, Inghilterra, Olanda,...). Benchè modificati nell'aspetto e nell'indole da prolungata selezione, in ogni paese dove fossero giunti, quegli animali rimasero a lungo fonte di approvvigionamento economico e per questo conservati e tutelati in purezza sino ad oggi sotto un nome comune che ricordasse la loro origine: il porto di Livorno. Leghorn per gli anglosassoni.

Ma quello che seppero fare gli Stati esteri del retaggio italico (nel rispetto di esso o meno) non fu fatto altrettanto in patria, dove i polli che non erano salpati da Livorno rimanevano sparpagliati e poco diffusi dopo cogenti guerre che ne interruppero la conservazione.

Radunati poi, in tempi moderni, sotto lo stendardo riconoscibile di “Livorno”, abbisognarono di differenziazione dai loro omologhi d'oltralpe e d'oltroceano che nel frattempo erano ritornati a rinvigorire gli scarni pollai d'origine.

La ricerca e la selezione che da allora proseguono hanno riportato alla luce e rinnovato ceppi sempre più affini allo Standard di perfezione “Livorno”, contribuendo a diffonderli e a preservarli da nuovi incroci.

Si tratta oggi di una razza nazionale che io ammiro e rispetto profondamente, unitamente al duro lavoro fatto dai Grandi per recuperarla, esteriormente molto simile a ciò che ricerco nei miei stessi animali ma a cui non posso e non ho diritto di riferirmi quando parlo di essi.

 

Dove finisce la similitudine con la Livorno inizia la fatica nella ricerca e l'ambizione. Al di là dei tratti tipici del pollo mediterraneo, dell'illustrazione da libro di scuola alla voce “gallo”, della somiglianza con il progenitore ancestrale delle nostre domesticità, vorrei che ci fosse più carattere, più somiglianza col mio idealizzato ricordo: la “Livornese Rustica del Nonno”.

Della mia eredità contadina ho tutti i mezzi e gli scopi e non ambisco a creare nulla che possa dirsi “razza” né tantomeno dotarmi a questo scopo di uno Standard inappellabile, desidero soltanto un domani ritrovare nel mio pollaio un piccolo gruppo di galli e galline che cancellino la nostalgia.

 

Posseggo oggi alcuni discendenti, in parte meticciati, delle vecchissime galline che il nonno aveva lasciato e di simili provenienti da pollai circostanti, sono esemplari molto diversi e piuttosto poveri di pregio ma provengono da genitori tutti nati e cresciuti da generazioni nel nostro territorio e sono perciò eredità autorevole. Mediante attenta selezione tra più linee di sangue ed inserimento centellinato di esemplari “in tipo” di provenienza esterna, sono oggi, assieme all'amico Luigi, col quale condivido l'intesa del progetto, appena all'inizio di un lungo processo che abbiamo speranza darà generazioni sempre più uniformi e aderenti alla nostra comune meta.

Le caratteristiche principali che danno forma ai nostri intenti selettivi possono essere efficacemente riassunte così:

– animali robusti e resistenti a patogeni e parassiti frequenti;

uniformi nei tratti fenotipici e riproducibili;

precoci e leggeri;

– ad alto rendimento (rapporto tasso sviluppo/cibo necessario)

– ripristino delle caratteristiche fenotipiche ancestrali (striature del manto dei pulcini, selvaticità, attitudine al volo, alla caccia di prede vive)

– animali sostanzialmente conformi a quanto richiesto dall'odierno Standard Livorno Collo Oro (postura, colorazione, colore uova e loro peso) con alcune differenze importanti:

       – presenza di contenuta orlatura dorata sul manto delle femmine,

       – nessuna prescrizione per le creste,

       – riduzione del piumino bianco all'inizio della coda dei galli,

     – ripristino di dominanza dell'istinto alla cova e alle cure parentali, anche a discapito, se necessario, della capacità di uova/anno.

 

Questi utopici obbiettivi, se perseguiti con successo, potranno dare un giorno vita ad un piccolo nucleo che indicheremo con “Livornese Rustica del Nonno”, per dare tributo alle tre peculiarità della sua storia e della sua contemporaneità. Tale denominazione, puramente convenzionale, servirà altresì a contraddistinguerlo costantemente dalle più nobili razze riconosciute nazionalmente.

Dovrà essere cura dell'allevatore di questo animale, quindi, tener e far presente le caratteristiche che distinguono questo ceppo da altri, non usare mai il riferimento all'autorevole Livorno o ad altre razze per creare equivoci o cessioni truffaldine né accomunare la storia di simili animali con quella delle nascenti LR.

Per me l’ideale di pollo a cui lui aspira rappresenta l’equilibrio perfetto tra bellezza estetica e rusticità, e ho sposato in toto il suo progetto, mettendo le mie infrastrutture, il mio tempo e le mie energie al servizio della sua causa.

Chiudo ricordando a tutti che, come ha già detto l’amico Giacomo, la livornese rustica che noi auspichiamo non è una razza e non lo sarà mai, è solo un nome convenzionale che abbiamo dato al nostro pollo ideale.Nel sito, per parlare della livornese rustica del nonno a cui aspiriamo e per definire gli “animali da lavoro” che usiamo per arrivare ad essa, userò la dicitura LR.

 

LA MIA ESPERIENZA (AGGIORNATA 30/06/2017)

 

Quest'anno purtroppo causa scarsa propensione alla cova dei miei animali ho schiuso poche uova.

Ho lavorato con un gruppo di 7 galline e con un gallo nato nel mio allevamento nel 2015; ad oggi ho una decina di pollastri da cui attingerò per formare il gruppo dei riproduttori per il 2018. Ho comunque riscontrato sempre un ottimo tasso di fecondità, che mi fa capire che il livello di consanguineità del mio ceppo ad oggi è ancora accettabile.

 

LA MIA ESPERIENZA (AGGIORNATA FINE 2016)

 

La grande novità di quest'annata è che sono riuscito a lavorare con 2 gruppi ben distinti.

Il primo gruppo era composto da un gallo del 2015 nato nel mio allevamento con 4 galline del 2013: si dice che sia l'alchimia ottimale in quanto il gallo è giovane e vitale e le femmine danno uova più grosse. Sono nati 21 soggetti di cui ad oggi ne ho 19 che hanno quasi 3 mesi di vita.

Il secondo gruppo era composto da un gallo del 2013 e 4 galline del 2015: da qua sono nati 17 soggetti, di cui 16 sono vivi e vegeti e hanno quasi un mese di vita.

L'obiettivo per me era arrivare a fine stagione con una trentina di soggetti, per poter fare la selezione e scegliere i soggetti più in linea con i nostri voleri, e ciò bene o male si è avverato. 

Nel 2017 credo che rinsanguerò il ceppo inserendo magari un gallo con sangue nuovo, da alternare a uno dei mie nella monta, preso dal pollaio del mio socio-amico Giacomo Cogo, in maniera da continuare il lavoro su questo ceppo in maniera sinergica.

In linea generale, siamo molto soddisfatti del lavoro svolto sul ceppo e dei progressi visibili in esso, ora possiamo contare su novelli sempre più omogenei e in linea con le caratteristiche da noi ricercate. Ma ovviamente lavoriamo per migliorare sempre.

 

LA MIA ESPERIENZA (AGGIORNATA FINE 2015)

 

Quest'anno in pollaio ho tenuto 7 galine (4 novelle del 2013 e 3 del 2014) e ruotato 2 galli (ma come sempre ho tenuto anche 2 riserve, per non rischiare di perdere nessuna linea di sangue maschile) , uno di ceppo Cogo e un novello del 2013.

In totale ho fatto nascere 41 animali, di cui 26 svezzati. Gli altri 15 purtroppo sono stati vittime di incidenti o sviste dell'allevatore, sarà sicuramente un aspetto che dovrò migliorare.

Mediamente gli animali sono cresciuti bene, con buone caratteristiche di razza, che ci fanno ben sperare per il fturo e per il proseguimento del progetto.

Inoltre più di qualcuno ha voluto comprare animali da me, segno che il lavoro che staimo facendo viene apprezzato anche all'esterno.

Da rilevare presso l'allevamento del socio Giacomo che anche quest'anno una femmina si è acchiocciata e ha svezzato un bel gruppo di pulcini suoi (a onor del vero anche altre 2 galline si sono acchiocciate, però l'hanno fatto troppo tardi e quindi non sono state lasciate covare).

 

LA MIA ESPERIENZA (AGGIORNATA FINE 2014)

 

Nel 2014 ho lavorato con 4 galli di 2 linee selettive diverse (2 galli di ceppo Cogo e 2 galli novelli dell'anno precedente, nati quindi dall'unione dei galli di ceppo Cogo e delle galline Livorno) e 5 galline novelle della stagione 2013.

Sono nati 14 pulcini da un gallo e 11 da un altro. In particolare questi ultimi sono nati tardi (a metà giugno circa) e hanno faticato nella crescita, perché durante il loro sviluppo sono andati incontro a una diminuzione delle ore di luce. Posso quindi confermare per esperienza personale  che è meglio far nascere i pulcini presto, se possibile non oltre fine maggio. Questo fatto, aggiunto alla scarsa attenzione prestata al pollaio durante l'estate, mi ha fatto perdere diversi novelli, alcuni deperiti e alcuni predati da animali selvatici e/o domestici.

Di conseguenza a fine anno abbiamo avuto un po' di difficoltà a trovare soggetti buoni e quindi abbiamo deciso di riproporre gli accoppiamenti nel 2015, aggiungendo 3 galline e 1 gallo (che è andato a sostituire uno dei 4) selezionati tra i novelli. Ho visto un grande miglioramento della qualità delle galline rispetto all'anno precedente,che hanno deposto uova più grosse, più solide e compatte e non hanno manifestato nessun problema in fase di muta. Un altro dato importante è che l'indice di fecondità delle uova si è attestato intorno al 100%, segno che il cambio delle galline qualche frutto l'ha dato e che le nostre perplessità erano in qualche modo fondate.

Giacomo invece quest'anno ha usato come riproduttore il gallo nato da me nel 2013 dalle uova di un contadino locale, accoppiandolo con le sue galline vecchie integrate da qualche novella.

A casa mia due LR si sono acchiocciate, anche se una mia errata manovra le ha disturbate e hanno smesso di covare. Da Giacomo invece una gallina ha regolarmente covato, schiuso e allevato dei piccoli livornesi rustici, speriamo e crediamo che questo sia un ottimo punto di partenza per perseguire uno dei nostri obiettivi.

 

LA MIA ESPERIENZA (AGGIORNATA FINE 2013)

 

Ad inizio 2013 ho ricevuto dall’amico Giacomo Cogo 2 galli derivanti dal suo ceppo, padre e figlio, e 3 galline di pura razza Livorno, tutti rigorosamente a collo oro.

Ho fatto nascere 17 pulcini misti (alcuni nati da un gallo e alcuni dall'altro) e inoltre ho comprato con Giacomo delle uova da un contadino locale che detiene animali allevati da molti anni e molto affini ai nostri ideali da cui sono nati 5 piccoli (la persona in questione però ha un po' di confusione nel suo pollaio, e i piccoli nati ce l'hanno confemato, tutti esclusi uno, un gallo fenotipicamente molto interessante)

Ho rilevato che alcuni dei miei pulcini nati era a collo arancio, segno che nei geni dei riproduttori c'è qualche retaggio di questo carattere. Abbiamo rilevato inoltre che le galline di razza Livorno hanno qualche caratteristica poco affine alla rusticità a cui aspiriamo, difficoltà in fase di muta e fragilità dei gusci delle uova su tutte (e qualche uovo chiaro di troppo, che non posso affermare con sicurezza che sia tutta colpa loro, ma il sospetto ce l'ho....). Da questo la decisione di accantonarle provvisoriamente dal processo di selezione, avendo comunque inserito i loro geni "estetici" nella prole che ci ritroviamo. In particolare, abbiamo rilevato che i galli novelli nati da me sono molto belli e afferenti allo standard (la leggenda dice che i maschi prendono dalle madri e viceversa, e noi per ora lo confermiamo) mentre le galline come forma sono molto più simili alla linea parentale maschile. Nota d'allevamento credo valida per la maggior parte degli avicoli: il momento più delicato per la salute e la crescita dei novelli è il momento vengono liberati all'esterno (prima stanno in gabbie con griglie dove non possono venire a contatto con deiezioni o altro), ma ho avuto pochissimi problemi perché li ho seguiti bene, integrando la loro alimentazione e curando i soggetti in difficoltà.

Ovviamente anche Giacomo ha lavorato al progetto, in particolare accoppiando galli Livorno alle sue vecchie livornesi, e anche lui ha constatato la scarsa rusticità dei soggetti di pura razza.

A fine anno abbiamo selezionato, destinando alla pentola alcuni animali, e creando i gruppi per l'anno successivo.